Più morti in montagna che in strada

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In Lombardia, la montagna si conferma un ambiente insidioso, tanto da mietere più vittime rispetto alla strada in proporzione ai frequentatori. Lo scorso anno sono state ben 83 le persone che hanno perso la vita in quota, una cifra che se rapportata ai 6 milioni e mezzo di automobilisti che ogni giorno percorrono la regione, risulta particolarmente significativa rispetto alle circa 400 vittime della strada. Stando ai dati riportati del Soccorso alpino e speleologico lombardo risulta una lieve riduzione nel numero di interventi, riguardanti feriti e decessi rispetto agli anni precedenti, anche se si mantiene una marcata criticità. Nei trascorsi 12 mesi sono state 1.254 le missioni svolte, con 1.634 persone in difficoltà. Tra queste, 83 non ce l'hanno fatta. Si confermano le cadute il motivo principale degli interventi: nel 2024 sono stati 546 i casi di persone soccorse a seguito di una caduta, mentre altre 124 hanno riportato infortuni dopo essere scivolate. 45 sono i precipitati nel vuoto, 25 chi ha perso l'equilibrio su neve e ghiaccio, mentre 71 sono state le persone perse lungo i sentieri. Gli escursionisti risultano la categoria più coinvolta nei salvataggi. I dati rivelano che la maggior parte degli assistiti sono italiane (87,3%) e, in particolare, uomini (75%). A livello nazionale, la Lombardia si posiziona al quarto posto per numero di interventi del Soccorso alpino, preceduta solo da Trentino-Alto Adige, Piemonte e Valle d'Aosta. Nel 2024, in tutta Italia, i soccorritori hanno effettuato oltre 12.000 missioni, prestando aiuto a 11.800 persone. Tra queste, 1.430 hanno riportato ferite gravi, mentre 466 non sono sopravvissute.

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